Le mani sull’Italia

Pienamente consapevole che intendono mettere le mani sull’Italia.

La storia ci insegna che Francia, Inghilterra, Olanda sono, generalmente, sempre intervenute nei “territori d’oltremare”.

Per quanto riguarda la Francia, l’Italia è sempre stata una sua spina nel fianco, soprattutto sotto l’aspetto energetico.

Eclatante è stato il violento bombardamento che l’allora presidente della Repubblica francese, Nicolas Sarkozy, scatenò sulla Libia di Gheddafi.

In realtà si è trattato di un vero è proprio attacco all’Italia che, per quanto riguarda la fornitura di petrolio, ha sempre avuto un rapporto privilegiato con il paese africano; un privilegio che le compagnie petrolifere francesi non hanno mai digerito.

Un rapporto che si era particolarmente consolidato nel 2008, quando L’Italia e la Libia firmarono un trattato di amicizia e cooperazione anche per quanto riguarda lo sviluppo di strade, gasdotti e forniture di gas.

Per meglio capire un attacco così spropositato da parte della Francia, oltre ad altri interessi finanziari di carattere internazionale, dobbiamo considerare anche il fatto che l’Italia dipende, ancora oggi, per buona parte del suo fabbisogno elettrico, dalle centrali nucleari francesi e che l’intensificarsi dei rapporti italo/libici rischiavano di compromettere questa nostra dipendenza.

La Germania, invece, ha sempre avuto mire espansionistiche soprattutto in Europa, e l’Italia è sempre stata il suo maggior competitore, soprattutto per quanto riguarda l’industria manifatturiera e meccanica.

L’industria Italiana ha, rispetto a quella tedesca, una struttura produttiva molto frammentata, diversificata e composta da innumerevoli PMI; una struttura che consente una flessibilità operativa e produttiva in grado di cogliere velocemente le opportunità che i nuovi mercati globali offrono.

Ancora oggi, per la Germania, l’export italiano resta più temibile di quello cinese.

I tedeschi sanno bene che non hanno e non avranno mai le ns. abilità, ingegno, storia, cultura e, agevolati anche dalla posizione geografica dell’Italia nel Mediterraneo, la ns. capacità di negoziare con i paesi arabi e mediorientali.

Sono altrettanto consapevoli che i consistenti scambi commerciali fra Italia e Germania non consentono loro di intervenire frontalmente come hanno fatto con la Grecia dalla quale, dopo averla economicamente impoverita, hanno acquistato, a prezzi stralciati, telecomunicazioni, porti e aeroporti strategici.

Indubbiamente, per l’Italia che detiene il risparmio privato più elevato d’Europa, sul quale i paesi del nord provano a mettere le mani da anni, forse anche per invidia sociale sul ns. tenore di vita per loro incomprensibile, occorrono strategie, a medio/lungo termine, più subdole e complesse.

Il primo passo è stato fatto più di vent’anni fa quando, grazie alla “complicità” dei ns. politici che si sono prodigati nello svendere il ns. patrimonio economico, l’Italia è diventata terra di conquista da parte di paesi stranieri.

A quel punto occorreva depauperare il capitale umano, troppo professionalizzato acculturato e benestante per subire i diktat dei nuovi padroni, riducendone le pretese; cosa di meglio se non pilotare verso l’Italia una massa di persone a bassissima professionalità, disposta a fare qualsiasi lavoro, con orari inumani e salari da fame?

Non per nulla quattro ONG sulle nove impegnate nei soccorsi ai migranti, sono tedesche.

Un’immigrazione, in buona parte, non si capisce per quali motivi, clandestina, che, sommata algebricamente all’emigrazione dei nostri giovani più scolarizzati e talentuosi e dei ns. pensionati consumatori, sta contribuendo alla de-industrializzazione e allo svilimento dell’economia italiana e della sua identità culturale e antropologica.

E’ però molto probabile che, in un mondo globalizzato, proprio per questioni geopolitiche, altre potenze internazionali non intendano perdere la loro influenza sull’Italia e si vedranno costrette a intervenire, inizialmente con aiuti pseudo umanitari e, qualora noi non fossimo in grado di uscire, da soli, dalle grinfie di questa Europa, a conduzione tedesca, esclusivamente finanziaria e a vocazione imperialista, ho la netta sensazione che qualcuna di queste potenze opterà per un intervento più deciso.

Già negli anni 70 abbiamo vissuto tensioni simili e siamo stati al centro di un conflitto fra americani e russi, entrambi interessati a esercitare la loro influenza sul ns. paese. Allora, nonostante gli ottimi risultati ottenuti dal PCI alle elezioni del ’76, i ns. politici, preoccupati che un governo di sinistra potesse aprire le porte a pesanti ingerenze sovietiche che gli americani non avrebbero mai consentito, preferirono accordarsi per far governare l’Italia da una coalizione politica di centro.

Ma oggi non vedo in giro politici di quello spessore.

T.M.